Dal Vangelo di Giovanni 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
AVE CROCE, UNICA NOSTRA E VERA SPERANZA!
Gesù è in croce per te. È in croce solo per essere con te e come te. Ecco la frase centrale del vangelo di oggi: “Dio ha tanto amato il mondo”. Tra i due termini, Dio e mondo, che tutto dice lontanissimi, le parole del vangelo indicano un punto di incontro. Tra Dio e mondo il collegamento è dato da un terzo termine: ha tanto amato. Mondo amato! Se non c’è amore non si può dire Dio. Dio ha tanto amato: questo mi assicura che la salvezza è che Lui ami, non che io ami. La partenza non sono io, ma lui. Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Il contrario dell’amore non è l’odio che pure è terribile, ma l’indifferenza che è ancora più terribile dell’odio. E’ come dire: “sto bene anche senza di te, anzi starei meglio se tu non esistessi”. Invece in Gesù c’è tutt’altro che indifferenza nei nostri confronti anzi, in lui c’è un doppio movimento che ha reso possibile l’incontro: Cristo si è abbassato, scrive Paolo, fino alla morte di croce; Cristo è innalzato, dice Giovanni, sulla croce attirando tutto a sé. Tra Dio e il mondo il punto di congiunzione è la croce. Innalzato, alto sul mondo, Cristo, il primo della grande migrazione verso la vita, colui che era disceso, risale per l’unica via, quella della dismisura dell’amore. Il crocifisso è l’icona più vera. Porta sulla terra il potere di Dio: quello di servire, non di asservire; quello di salvare, non di giudicare; quello di dare la vita, non di toglierla. Vero uomo è lui, capace del dono supremo, fratello di ognuno, che muore ostinatamente amando, gridando forte a Dio tutta la sua pena, ma per mettersi nelle sue mani. Ciò che ci fa credere è la croce. “Ave croce unica mia speranza”, così scriveva Edith Stein poco prima di essere arrestata dalle SS. questo le ha dato la forza di continuare ad amare anche i suoi nemici. Ebbene sulla croce è proclamato a lettere di sangue, le uniche che non ingannano, la parola vincente, quella del Cantico dei Cantici: più forte della morte è l’amore.
Don Marco
