DAL VANGELO DI MATTEO 22, 5, 1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono el pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità a terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
LA SANTITÀ È UN DONO DEL SIGNORE
La festa di Tutti i Santi, ci chiama a riflettere sulla vocazione universale alla santità. La prima lettura ci dice che si tratta di una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni lingua, di ogni razza, di ogni popolo e di ogni nazione. Allora ciò significa che, al di là di una santità eccezionale, che pure si realizza in alcune figure, c’è una santità diffusa di tanta brava gente che nel silenzio vive quotidianamente la fedeltà al Vangelo e all’Eucarestia. Esiste il destino? Certo, ma il destino è uno solo: noi siamo destinati alla santità. E il Signore ci darà tutti gli aiuti necessari perché questo destino si compia. Il primo grande aiuto è la Parola che non ci lascia mai soli, è sempre accanto a noi. Il secondo grande aiuto sono i sacramenti, quelli che riceviamo in alcuni momenti importanti della vita, il battesimo, la cresima, il matrimonio e quelli che riceviamo più spesso, la confessione, l’Eucarestia. È Lui dunque che ci fa santi; per cui il modo per diventare santi è lasciare al Signore ampia facoltà e libertà di lavorare dentro di noi. La santità dunque è un dono, non una conquista! Ma c’è anche un altro mezzo per diventare santi: è il prossimo che ci sta accanto perché se non avessimo il prossimo accanto che ci sollecita continuamente gesti di umiltà, di pazienza, di perdono, gesti di sopportazione, di generosità, di disponibilità, di amore infinito. come potremmo vivere noi il dono dell’amore di Dio? Allora, ricordiamo sempre che il prossimo accanto a noi non è un potenziale nemico, un eterno avversario da superare, ma un aiuto nel cammino verso la santità. Se dunque seguiamo l’invito di Gesù: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”, ciò che ci rende grandi è la consapevolezza che noi siamo piccoli di fronte a Dio. Solo quando riconosceremo la sua signoria sulla nostra vita, allora, forse, cominceremo davvero a gustare la gioia della santità. Dunque il santo è l’amico di Dio che ogni giorno si impegna ad essere buono e a fare il bene senza tornaconto.
don Marco
