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Home Fogli di collegamento 2014 FOGLIO DI COLLEG dal 16 al 23 novembre 2014

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FOGLIO DI COLLEG dal 16 al 23 novembre 2014

L’AMORE RADDOPPIA, LA PAURA SOTTERRA

Ancora una volta Gesù racconta una parabola per descriverci il Regno dei cieli. La parabola di questa Domenica, quella dei talenti, ci dice che il Regno dei cieli è un dono, ma è anche una responsabilità. Il talento non era una moneta, ma solo una unità di conto. Indicava un valore molto grande, come enorme è il tesoro lasciatoci da Gesù. A chi più, a chi meno, nessuno escluso! Quello che importa è che il servo corra "subito ad impiegarlo" perché il talento ha in se stesso potenza ed efficacia. Il talento è l'amore di Dio, è Dio stesso che ci ama e ci fa capaci di amore, la sola potenza in grado di salvare questo mondo. Se il talento è l'amore, il male è nasconderlo, oscurarlo, sottrarlo allo scambio. L'immagine dei talenti indica una vita impegnata a moltiplicare il dono che ci viene consegnato. Proprio questa consegna richiama la piena responsabilità che ognuno ha del dono ricevuto allo scopo finale di "entrare nella gioia del tuo padrone": entrare nel Regno di Dio è entrare nella gioia! Alla piccola fedeltà dei servi corrisponde la grande gioia della vita nel Regno di Dio. Il Regno dei cieli è un tesoro che Dio ha messo nelle nostre mani; il nostro rapporto con Lui è il rovescio del timore servile che cerca rifugio contro Dio stesso in una sterile osservanza dei suoi comandamenti. Se il dono è l'amore, l'amore è anche il contraccambio, è il Vangelo tradotto in opere, con generosità e libertà. Se il Vangelo non passa da vita a vita, da cuore a cuore, resta sterile. Il dono dei talenti che Dio ci ha dato è un atto di fiducia nelle nostre capacità e nella nostra volontà. Senza mai arrendersi, sull'esempio del Signore che è capace persino di mietere dove non aveva seminato e raccogliere dove non aveva sparso. Dio sa trarre il bene anche dal male e vuole che i suoi servi siano come lui. Il premio, espresso nel raddoppio dei talenti e nella partecipazione alla gioia del Signore, richiama la comunione di vita con Cristo. La pena è l'esclusione da questa intimità. Fuori dalla sala delle nozze c'è la condanna all'oscurità, al freddo, al pianto. La paura è il contrario della fede come la pigrizia lo è dell'impegno. Anche l'immagine di Dio è deformata dalla paura che paralizza l'iniziativa dell'uomo e gli impedisce di darsi da fare, nel presente, con costanza e buona volontà, sapendo anche ricominciare dopo gli errori e i fallimenti. La vita non ci è stata donata per non fare del male, ma per fare il bene! (don Mauro)

 

“Stare con Gesù”: sapersi staccare dall’affanno del  quotidiano per ritrovare Dio nel silenzio e nella preghiera

  
La scelta di “stare con Gesù” è l’impegno che la nostra comunità parrocchiale si è presa per questo nuovo anno pastorale. Stare con Gesù è necessario per poi vivere l’impegno della testimonianza e della missionarietà che Papa Francesco chiede con insistenza ad ogni cristiano. Stare con Gesù nella preghiera, perché solo nella preghiera ogni uomo può trovare la sua identità personale. Nel silenzio e nella contemplazione si ritrova se stessi e ritrovando se stessi si trova Dio. Pregare è un po’ come programmare un viaggio, avendo chiara la meta e, soprattutto, sapendo il “perché” ci si mette in cammino. […] “Stare con Gesù” non è mai perdere tempo; la frenesia del fare, a volte, è vera perdita di tempo perché ci porta ad agire d’impulso e a commettere errori. A questo proposito il cardinal Martini diceva: “Oggi c'è un cancro all'interno della Chiesa che divora i pastori e che si estende al resto dei credenti: il razionalismo. Il razionalismo è la supremazia del pensiero umano sulle cose dello Spirito. E' l'appiattimento della Parola al pensiero umano. […] La preghiera, la contemplazione e la meditazione della Parola di Dio sono quindi fondamentali perché il nostro vivere quotidiano sia veramente cristiano!

Il tempo dedicato alla preghiera e alla contemplazione è, pertanto, quel momento di distacco dall’incalzare delle cose, di riflessione, di valutazione alla luce della fede che è tanto necessario per non essere travolti dal vortice degli impegni quotidiani. Nello stesso tempo è quel “tempo di riposo” per stare con Gesù, per mettere nel suo cuore le ansie e le preoccupazioni della vita quotidiana, quel “tempo di ricarica” spirituale, perché “se l’uomo non è un contemplativo, non può annunciare Cristo in modo credibile” (S. Giovanni Paolo II). […]

Gesù, ci dice il Vangelo, si ritirava in luoghi deserti, a pregare da solo, di primo mattino o alla sera tardi. In quei momenti ricuperava il suo rapporto intimo e profondo con il Padre ed acquistava forza e vigore per combattere poi le sue battaglie contro il male, il peccato e vincere con l’amore l’odio e la violenza. Occorre anche per noi richiamare l'importanza di questi spazi di riflessione contemplativa, non per diminuire l'impegno di testimonianza, ma per renderlo più cosciente e attento. Papa Francesco ci ricorda che “oggi abbiamo più che mai bisogno di contemplare Dio e le meraviglie del suo amore, di dimorare il Lui. Contemplare significa vivere nella compagnia con i fratelli e le sorelle, spezzare con loro il Pane della comunione e della fraternità, varcare insieme la porta che ci introduce nel seno del Padre, perché la contemplazione che lascia fuori gli altri è un inganno, è narcisismo. E’ necessario allargare la propria interiorità sulla misura di Gesù e del dono del suo Spirito, fare della contemplazione la condizione indispensabile per una presenza solidale e un’azione efficace, veramente libera e pura” (Papa Francesco, Udienza 26.9.2014).

 

NUOVI STILI DI VITA PER LA “SALVAGUARDIA DEL CREATO”

I missionari P. Adriano Sella ed Elisabetta Angelucci

Nei venerdì scorsi, 7 e 14 novembre, al Corso di Dottrina Sociale, P. Adriano Sella e Elisabetta Angelucci, entrambi missionari, hanno illustrato come anche in ambiente cattolico il tema della salvaguardia del creato è affrontato non solo dal punto di vista della riflessione teorica, quanto anche nella proposta di un nuovo stile di vita attento al rispetto dell’ambiente. “I nuovi stili di vita”, così, stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle proprie mani per poter cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica. I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili cambiamenti, partendo da un livello personale per passare necessariamente a quello comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali.

Quali sono stati gli obiettivi proposti:

1. Nuovo rapporto con le cose. Da una situazione di servilismo alla relazione di utilità, dal consumismo sfrenato al consumo critico, dalla dipendenza all’uso sobrio e etico.

2. Nuovo rapporto con le persone. Recuperare la ricchezza delle relazioni umane che sono fondamentali per la felicità ed il senso della vita, costruire rapporti interpersonali non violenti e di profondo rispetto della diversità, educare all’alterità non come minaccia ma come ricchezza, superare la solitudine della vita urbana con la bellezza dell’incontro e della convivialità.

3. Nuovo rapporto con la natura. Dalla violenza ambientale al rispetto del creato, dalla mercificazione della natura alla relazione con “nostra madre terra”, dall’uso indiscriminato alla responsabilità ambientale.

4. Nuovo rapporto con la mondialità. Passare dall’indifferenza sui problemi mondiali alla solidarietà e responsabilità, dalla chiusura e dal fondamentalismo all’apertura e al coinvolgimento, dall’assistenzialismo alla giustizia sociale, dalle tendenze nazionalistiche all’educazione alla mondialità.

La scuola di Dottrina Sociale della Chiesa continuerà venerdì prossimo con il tema: Questioni ambientali: il punto di vista cristiano. Relatore: dott. Marco Malagoli.