I cristiani che fanno? Parlare coi santi e i nostri cari. Ecco la differenza con Halloween
Malgrado i tentativi di collegarla a Ognissanti e alla commemorazione dei defunti, si tratta di realtà in nulla sovrapponibili. Festeggiare i santi e la memoria dei nostri cari scomparsi risponde all’esigenza spirituale di testimoniare devozione e ricordo per persone realmente esistite, e ciò nulla ha in comune con l’evocazione di zombie o figure mostruose di fantasia; per questo motivo, appare urgente riflettere sull’importanza di recuperare e promuovere una cultura della vita che, con la sua bellezza, offra esempi e modelli di speranza autentica, capaci di guidarci verso un rinnovato senso di responsabilità verso noi stessi e gli altri. In particolare la solennità di tutti i santi e la commemorazione dei defunti ci richiamano al senso ultimo della nostra vita, che è la comunione eterna con Dio, e ci ricordano il legame che c’è tra la Chiesa della terra e quella del cielo, tra noi e i nostri defunti. Un legame di fede ma anche di affetto e di reciproco aiuto. E Halloween? Senza dubbio oggi è una festa consumistica, importata nella forma attuale dagli Stati Uniti. È anche vero che i nemici della Chiesa, i satanisti e i seguaci dell’occulto se ne sono appropriati. Ma in origine era una festa cristiana, anzi cattolica. Lo spiega il nome stesso nella sua etimologia. Hallows indica i santi e -een la vigilia (da evening, sera). Quindi la parola significa sera o vigilia dei santi. Come per ogni festa cristiana, anche quella di tutti i santi inizia la sera o la notte precedente (come per la vigilia di Natale o la notte di Pasqua). Scrive don Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Roma: «I cristiani inventarono la festa dei santi e dei morti per celebrare il fatto che la morte era vinta e che il duro male era ormai sconfitto. Di questo dobbiamo parlare ai bambini, spiegando il nome Halloween». Prosegue don Lonardo, «i celti cattolici (gli antichi irlandesi) iniziarono a celebrare l’illuminazione della notte, le zucche che mettevano in fuga il male, il cielo che visitava la terra, i dolcetti che i morti portavano ai loro discendenti come segno del loro amore sempre presente e della loro intercessioni per i loro cari presso Dio, la sconfitta del male». La tradizione non è solo del Nord Europa. Per esempio, anche in Sicilia e Sardegna si usano i “dolci dei morti”. Cosa fare, allora? Forse è il caso che noi cattolici ci riappropriamo di Halloween, svincolandoci per quanto possibile dai legami consumistici e spiegando ai nostri ragazzi la comunione che ci lega ai nostri defunti e a tutti i santi. Non trascurando una visita e una preghiera al cimitero. Insomma ai cristiani non dovrebbe piacere Halloween perché è festa consumistica e veicola messaggi di cultura negativa sulla morte.
