V Domenica di Quaresima B

Dal Vangelo di Giovanni 12, 20-35

In quel tempo,… I greci si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù»…. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».

UNA PAROLA GRANDE.

Quei giovani greci erano persone alla ricerca di Dio. Tramite Filippo ed Andrea, che erano di lingua greca, fanno giungere al Signore la richiesta: “Vogliamo vedere Gesù”. La risposta alla richiesta di quelle persone è: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Gesù sta dicendo: volete veramente vedermi? Vedermi significa conoscermi. Volete entrare nel mistero del Figlio di Dio? Guardate cosa succede ad un chicco di grano: è piccolissimo, inerte, quasi inutile, eppure se quella pellicola che lo ricopre e protegge si rompe, marcisce a contatto con l’umidità del terreno (muore) sprigiona la sua potenza vitale fino a dar vita ad una pianta e infine alla spiga che moltiplica il chicco iniziale. Così Gesù, come ogni uomo, possiede una potenza straordinaria, una ricchezza di vita, di amore, di bontà che immette nella storia solo a condizione di rinunciare al proprio io, facendo invece della sua vita un dono gratuito che porta frutto. La parola circa il chicco di grano è la risposta di Gesù ai Greci. Ecco perché Gesù aggiunge: “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Chi vuole avere la sua vita per sé, vivere solo per se stesso, stringere tutto a sé e sfruttarne tutte le possibilità – proprio costui perde la vita. Essa diventa vuota. Soltanto nel dono disinteressato dell’io in favore del tu, soltanto nel “sì” alla vita più grande, propria di Dio, anche la nostra vita diventa ampia e grande. L’amore, infatti, significa lasciare se stessi, donarsi, non voler possedere se stessi, ma diventare liberi da sé, guardare verso Dio e verso gli uomini. Dobbiamo abbandonare il nostro io, metterci a disposizione, quando in fondo vorremmo invece aggrapparci al nostro io. Ad una vita retta appartiene anche il sacrificio, la rinuncia. Chi promette una vita senza questo sempre nuovo dono di sé, inganna la gente. Non esiste una vita riuscita senza sacrificio. Se getto uno sguardo retrospettivo sulla mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto “sì” ad una rinuncia sono stati i momenti grandi ed importanti della mia vita.

Don Marco