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Chiesa, chi sei? mistero, comunione e missione

CHIESA, CHI SEI? MISTERO, COMUNIONE E MISSIONE
don Fabio Ruffini



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Venerdì 12 ottobre 2018 alle 21: il primo dei tre appunatmenti per approfondire il nostro tema per il nuovo anno pastorale 2018/2019. Un gruppo di circa 20 persone è stato guidato da don Fabio Ruffini a riflettere su questo primo argomento: Chiesa, chi sei? Mistero - comunione e missione. Ecco qui di seguito una piccola sintesi della riflessione di don Fabio Ruffini ( Una sintesi non rivista dall'autore) :  
Maria madre della Chiesa: Questa invocazione con cui abbiamo concluso la nostra preghiera all’inizio di questo incontro ci introduce nel vivo dell’argomento su cui dobbiamo riflettere stasera. Sapete che recentemente Papa Francesco ha stabilito che il giorno dopo Pentecoste venga celebrata da tutta la Chiesa la memoria di Maria, Madre della Chiesa. Questa non è stata un’invenzione sua. Già Papa Paolo VI, dopo aver pubblicato l’enciclica “Ecclesiam Suam”, aveva dichiarato Maria Madre della Chiesa. Questa immagine della Madonna come donna concreta, che è madre, è un’immagine che dice molto della Chiesa. Il poeta francese Charles Peguy aveva scritto un poema giocando sulla doppia interpretazione delle litanie lauretane. Attribuiva alla Chiesa gli stessi titoli riferiti alla Vergine Maria nelle litanie lauretane. In effetti Maria è chiamata Madre della Chiesa. Ci sono almeno tre dimensioni di Maria che riscontriamo nella Chiesa: La Chiesa è donna, nel senso che è sposa del Signore; la Chiesa è vergine, nel senso che custodisce integra la fede nella fedeltà al Signore e la Chiesa è Madre, perché genera continuamente alla vita divina nuovi figli attraverso i sacramenti.

Chiesa: Ekklesìa, convocazione: essere con - vocati cioè con - chiamati. Persone diverse che dalle loro vite e dalle case che si trovano con-chiamati dal Signore. E questo si manifesta nella messa domenicale. Il popolo viene chiamato dalle loro diverse case a riunirsi nella casa del Signore. Per questo dall’antichità c’era un grande rito molto solenne di consacrazione della campane. Queste ultime erano concepite come la voce di Dio che chiama nella sua casa, che chiama il suo popolo. Il Vaticano II, usa come categoria fondamentale per parlare della Chiesa “popolo Dio”, nella Lumen Gentium.

Mistero: Chi è che convoca questo popolo è Dio. La presenza di Dio racchiude l’aspetto del mistero che caratterizza la Chiesa. La Chiesa non è solo un insieme di persone, ma un insieme di persone convocate da Dio Mistero significa un “comunicarsi di Dio a noi”. La parola Mistero deriva della stessa radice della parola “muto”. Mistero è quello che riusciamo a percepire eppure non riusciamo a spiegare. La parola viene poi tradotta in italiano con la parola “Sacramento”. La radice di essere Chiesa è Dio, che si comunica poi a noi. La dimensione del mistero di Dio nella santissima Trinità, è la radice del mistero che è la Chiesa. San Cipriano dirà che la Chiesa è plebs adunata in unitate Patris el Filii et Spiritu sancto, cioè popolo radunato in partecipazione dell’unità del Padre. San Buonaventura dirà che la Chiesa è l’amore reciproco. Questo mistero ha le sue radici nell’unità della Trinità divina. La comunione che è Dio Stesso Trinità viene partecipata alla Chiesa.

Missione:

Ga 4,4-6: Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Qui Paolo parla ai galati e ai ciascuno di noi chiamando figlio, figlia, figli …ecc. siamo dunque una famiglia, una comunità, un popolo, un’assemblea radunata. Tutto viene dall’intimità di Dio, il Padre manda il Figlio e poi il Padre assieme al Figlio mandano lo Spirito che nei cuori dei credenti grida Abba Padre. Questo è l’aspetto della comunione che caratterizza la Chiesa.

La comunione però è per la missione. In un’analisi critica della pastorale in Italia negli ultimi 50 anni, diceva Monsignor Castellucci, che abbiamo perso tempo a curare l’aspetto della comunione dimenticando la missione:

Non che le due dimensioni contrastino: l’una senza l’altra non avrebbe alcun senso, poiché la comunione senza la missione si ripiegherebbe nell’intimismo e la missione senza la comunione sfumerebbe nell’attivismo. Se il mistero della convocazione trinitaria sta all’origine della Chiesa, la comunione e la missione trinitaria sono le due modalità storiche, inscindibili, attraverso le quali il mistero si dispiega nella storia. Ma quando si dimentica che la comunione è per la missione, ci si ripiega su se stessi. Forse è successo anche nella nostra Chiesa italiana durante gli anni Ottanta, quando la CEI aveva indicato come piano pastorale decennale “Comunione e comunità”: c’era il rischio – e ne fu uno specchio il Convegno di Loreto – che i problemi della comunione si dovessero risolversi guardandosi semplicemente allo specchio: qual è il rapporto tra parrocchie e movimenti e tra diocesi e movimenti; quali sono le competenze dei presbiteri e quelle dei laici; che spazi hanno nella Chiesa i carismi e qual è il ruolo dell’istituzione; e così via. Gesù ha detto ai discepoli di essere sale della terra e luce del mondo e noi a volte perdiamo troppo tempo a lucidare la saliera e spolverare il lampadario, invece di occuparci di un mondo tante volte insipido e buio. I problemi “ad intra” sono certo da affrontare nella Chiesa – non si può andare al largo su un tronco, occorre almeno una zattera che galleggi – ma sono da affrontare nell’orizzonte dei problemi “ad extra”. È l’agenda della missione che orienta l’agenda della comunione. Provavo molto disagio, nelle due comunità di cui sono stato parroco, quando i collaboratori, e spesso anch’io, usavano la maggior parte delle energie disponibili – del resto sempre scarse – per affrontare le beghe interne: divisioni di spazi e competenze, tentativi estenuanti di risolvere tensioni e litigi tra di noi, grande dispendio di tempo e risorse per questioni puramente organizzative e gestionali, e così via. Tante volte mi chiedevo se non stavamo buttando via i doni dello Spirito, chiudendoci alle vere necessità delle persone, specialmente di quelle svantaggiate e povere. Continua a leggere 

La missione è fondamentale e non c’è comunione senza missione. La missione poi non è solo missio ad gentes, è irradiare il Vangelo, testimoniare la fede. La Chiesa senza la missione diceva san Giovanni Paolo II, perde se Stessa. Monsignor Castellucci, diceva che bisognerebbe eradicare tutto quello che impedisce di andare in missione. Quindi la Chiesa è mistero e comunione, ma tutti e due per la missione.

La sinodalità: la sinodalità si inserisce nella vita della Chiesa che abbiamo cercato di comprendere insieme. sun odos: camminare insieme. Le dimensioni del cammino, sono le dimensioni fondamentali della vita del cristiano. Gv 14, 16: Io sono la via, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. I discepoli prima di essere chiamati “cristiani” ad Antiochia, furono chiamati “i discepoli della seconda Via”. Gli ebrei li chiamavano i discepoli della Via, della Strada. Chi è la Via, è Gesù. Gesù come nel Vangelo dei discepoli di Emmaus, si affianca ai discepoli e cammina con loro. Questa dimensione dello camminare insieme è una caratteristica molto essenziale della Chiesa. Però la Chiesa non è neanche una democrazia. Si cammina insieme ma Cristo ha deciso anche dei pastori, Camminare insieme, alla presenza di Cristo. Questa sinodalità è innanzitutto un camminare con il Signore sotto la guida dei pastori che lui stesso ha scelto. Questo cammino è accompagnato dal Signore. Comunione, missione e sinodalità stanno ad indicare che noi siamo radicati nel Signore.