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PRIMI PASSI... VERSO IL NUOVO ANNO PASTORALE/5

PARROCCHIA: “PELLEGRINAGGIO”
VERSO DIO E VERSO GLI ALTRI

E’ suggestiva l’immagine con la quale mons. Erio Castellucci, Arcive-scovo di Modena, ha descritto la Parrocchia: “Chiesa pellegrina tra le case”.
S. Giovanni Paolo II l’aveva definita: “La Chiesa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (Christifideles Laici, 26) e, commentando questa immagine, Papa Francesco aggiunge: “Questo suppone che (la parrocchia) realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi” (Evangelii Gaudium , 28).
La parentela tra parrocchia, casa e famiglia è stretta, è incisa addirittura nell’etimologia. “Parrocchia” proviene dal greco paroikìa, termine formato da parà, che significa vicino/presso, e oikìa, che significa casa o famiglia.
Nel mondo antico il termine paroikìa indicava la residenza in un paese straniero o, addirittura, il luogo dell’esilio. Parrocchia, pertanto, è una parola segnata da una certa nostalgia della casa e della famiglia che risultano, almeno momentaneamente, distanti o inaccessibili, ma per questo ancor più desiderate: desiderio e vicinanza alla casa coltivati nel cuore, in attesa di poterci tornare definitivamente.
Proprio per questi motivi possiamo dire che la parrocchia è una realtà in “cammino”, in “movimento”. Mons. Castellucci dice: “La parrocchia è, per costituzione, pellegrinaggio”.
La parrocchia, come esperienza di pellegrinaggio, ci ricorda che l’intera vita terrena è il cammino verso la Casa del Padre: su questa terra noi siamo tutti “stranieri” e “in esilio”.
La caratteristica comunitaria della parrocchia ci ricorda che il cammino verso il Padre non lo facciamo da soli: camminiamo accanto a dei fratelli di fede. Inoltre Gesù ci ha promesso che “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro” (Matteo 18,20).
Che bello pensare che non siamo da soli! Camminiamo con dei compagni di viaggio e, soprattutto, siamo accompagnati da Gesù. Non portiamo nel cuore semplicemente il ricordo di Lui o nemmeno siamo solo sostenuti dall’adesione ad un saggio insegnamento o alla solidità di una dottrina, ma con noi c’è la presenza viva del Signore Risorto!
Questo ci ricorda il cammino dei discepoli di Emmaus (Luca 24, 13-53) dove emergono gli elementi essenziali che trasformano i “due o tre” in una comunità cristiana: l’ascolto della Parola di Gesù, in un dialogo nel quale la comunità esprime anche le sue fatiche e delusioni e lui cammina a fianco, si fa pellegrino e incoraggia; l’accoglienza di Gesù nel “forestiero” che fa per procedere oltre, la cui compagnia è percepita dalla comunità come presenza capace di illuminare la “sera” e il “tramonto”; il gesto di spezzare il pane, che apre gli occhi della comunità, svelando l’amore del Signore che si dona; la spinta ad incontrare gli apostoli tornando a Gerusalemme in piena notte: il desiderio della testimonianza e della missione.
Concretamente, quindi, il nostro essere “pellegrini” lo viviamo dentro l’esperienza di una comunità parrocchiale, sostenuti dalla Parola di Dio, ossia dalla Scrittura compresa e vissuta; nutriti dai sacramenti, celebrati e vissuti, soprattutto dall’eucaristia; ed infine incarnando la carità, vivendo i doni dello Spirito nella fraternità (comunione) e nella testimonianza (missione).
Incarnare la carità e vivere la missione, sostenuti dalla Parola e dai Sacramenti: questo è l’essenziale per essere Chiesa/Parrocchia pellegrina verso il Padre.
Carità e missione, però, ci mettono sulla strada di un altro pellegrinaggio da compiere: verso il mondo, verso gli uomini e le donne del nostro tempo! Un pellegrinaggio nel pellegrinaggio; un andare verso Dio che implica, necessariamente, un andare verso gli altri che attendono, anche attraverso la nostra testimonianza della carità e l’annuncio, di incontrare Cristo.
Incontro con gli altri, accoglienza, prossimità e relazione sono gli atteggiamenti che caratterizzano lo stile di una parrocchia che si fa pellegrina verso tutti, tesse rapporti diretti con tutti gli abitanti del suo territorio, cristiani e non cristiani, partecipi della vita della comunità o ai suoi margini. “Nulla della vita della gente, eventi lieti o tristi, deve sfuggire alla conoscenza e alla presenza discreta e attiva della parrocchia, fatta di prossimità, condivisione, cura” (CEI, Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia, 10). Più una parrocchia vive le relazioni con tutti in modo famigliare e più sarà capace di accogliere nel suo grembo anche coloro che normalmente sono chiamati “i lontani”, perché in una famiglia non ci sono lontani e vicini, ma tutti meritano attenzione” (E. Castellucci, La parrocchia. Chiesa pellegrina tra le case).
Accoglienza e prossimità! “A volte –dice ancora Castellucci- basta un sorriso, una stretta di mano, una domanda sullo stato di salute per poter aiutare le persone a camminare o a riprendere il cammino dentro la comunità. La pazienza di coltivare i rapporti, poi, può mettere in moto dei processi di riavvicinamento inattesi e sorprendenti e, in ogni caso, consegna alle persone un’immagine di Chiesa disponibile ed evangelica”.
D’altra parte è Gesù stesso il modello di questa “scelta evangelizzatrice” che ci introduce nel cuore della gente. Nel Vangelo vediamo un Gesù sempre aperto ad ogni incontro, sempre disponibile, soprattutto verso i peccatori. Se parlava con qualcuno, guardava i suoi occhi con una profonda attenzione, piena d’amore.
Affascinati da tale modello vorremmo anche noi, all’inizio di questa esperienza di “missione permanente”, inserirci a fondo nella realtà del nostro quartiere per condividere la vita con tutti, ascoltando le loro preoccupazioni, collaborando spiritualmente e materialmente nelle loro necessità, rallegrandoci con quelli che sono nella gioia, piangendo con quelli che piangono e impegnandoci nella costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri.
Così sicuramente riusciremo a realizzare quel progetto di parrocchia che tanto sta a cuore a Papa Francesco: “una parrocchia che stia in contatto con le famiglie e con la vita della gente”.
A settembre, con la S. Messa che celebreremo la domenica 23 nel campetto di via P. Lana, comincerà il nostro impegno per quella zona (Base Missionaria).
Chiederemo la collaborazione dei parrocchiani che abitano in quelle vie (la parrocchia non è una struttura, ma le persone stesse) per fare da collegamento tra la parrocchia e le famiglie e tra le famiglie e la parrocchia. Questi collaboratori li chiameremo “Animatori”, a contatto stretto con le persone del proprio condominio o della propria strada.
Costituiremo, poi, dei “Centri di Ascolto” presso la casa di qualche famiglia disponibile. Lì cercheremo, invitando i vicini di casa, di “metterci in ascolto” gli uni degli altri per creare rapporti di reciproca conoscenza, ascoltando poi anche la Parola di Dio.
Non dobbiamo avere fretta di vedere frutti immediati: sarà necessario semplicemente assumere il passo paziente e costante del pellegrino che, camminando verso Dio, non può non camminare verso gli altri.

Don Mauro Ansaloni