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Laboratori della fede: prima assemblea di sintesi

Se la fede è incontro con la persona di Gesù Cristo, allora centrale è l’incontro con il prossimo

Il mercoledì 8 novembre scorso si è tenuta nel teatro della parrocchia di san Benedetto la prima assemblea di sintesi del laboratorio della fede, iniziato lo scorso 13 ottobre in cattedrale con l’Arcivescovo. Circa 700 laici  di dodici parrocchie della nostra città, in questa prima fase dei laboratori, hanno riflettuto e lavorato insieme sui temi suggeriti dai numeri 14 e 15  dell’Evangelii Gaudium. Dalle loro riflessioni sono emersi cinque nodi
critici, che nel corso dell’assemblea, sono stati presentati da don Luigi Spada, parroco della parrocchia di san
Benedetto e discussi da don Valentino Bulgarelli, preside della facoltà teologica dell’Emilia Romagna e il  diacono Marcello Musacchi, direttore dell’ufficio catechistico diocesano.

- La netta frattura tra fede e vita. La Chiesa insegna ma non testimonia, e per questo non è credibile. I laici chiedono meno preoccupazione per i dogmi e per la dottrina e più vicinanza alle persone, più attenzione alla vita concreta. Chiedono una Chiesa che sia profetica e calata nel mondo come ha già dato l’esempio Gesù stesso nel Vangelo. Se la fede è un incontro con la persona di Gesù Cristo, con un Dio vivo, allora centrale è l’incontro con la persona, con il prossimo, che non è riducibile ad un insieme di conoscenze e di comportamenti, ma è soprattutto affetti ed emozioni.

- La Chiesa e la comunicazione della fede. Spesso nella Chiesa vi è poca attenzione alle relazioni interpersonali, all’ascolto dei singoli, mentre è l’autoreferenzialità a dominare. Bisogna tornare all’essenziale, capire ciò che il centro, il fuoco della fede. Abbiamo bisogno di generare luoghi  d’incontro, dove parlare, raccontarci come persone senza l’ansia del fare e senza strumentalità
 
- Il rapporto tra la Chiesa e il mondo: La chiesa deve scendere, deve dare e deve servire, non salire, non possedere e non comandare. Le persone, non la Chiesa in senso generico, sono luoghi di ascolto, dove attuare un dialogo accogliente per curare le ferite. Come indicato dall’Amoris leatitia, bisogna “accompagnare, discernere e includere”, accorciando sempre di più la distanza tra il Vangelo e la vita delle persone.

- La Chiesa come popolo di Dio. Siamo popolo ma spesso ci contrapponiamo tra chi è dentro e chi è fuori, tra laici e consacrati. Siamo chiamati a crescere nella consapevolezza che “nessuno è un ruolo, bensì una persona”. Prima di ogni categoria deve esserci la consapevolezza di essere amati da Dio.

- Il rapporto tra la Chiesa e i giovani: Spesso particolarmente difficile, e compresso dalla diffidenza, dall’indifferenza e l’incomprensione, anche reciproca. Abbiamo bisogno di recuperare la novità e la freschezza del fatto cristiano, facendo capire ai giovani che c’entra con la loro vita. È necessario perciò rendere più attraente la fede, parlando anche di se stessi, del fuoco interiore che ci anima, della nostra vita e non della fede in generale né dei contenuti.