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Parrocchia Sacra Famiglia Ferrara

IV SETTIMANA DI PASQUA


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Dal
Vangelo secondo Giovanni (10, 27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
 


ASCOLTATORI DI UNA VOCA CHE SALVA

La quarta domenica di Pasqua è dedicata al “Buon Pastore”. In questo tempo primaverile, la liturgia ci immerge in un contesto caro alla Bibbia, facendoci pensare a pascoli erbosi, a greggi di pe-core, al bastone e al vincastro, ma anche al pericolo dei dirupi e dei lupi. Poche parole, il vangelo di oggi, tratte da un discorso più am-pio di Gesù. Poche espressioni, ma intense, forti, che hanno un valore maggiore in questo tempo di Pasqua in cui celebriamo la vittoria sulla morte e le nozze dell'Agnello. C'è un paradosso bibli-co che rende ancora più forte questa domenica: il Pastore è tanto più credibile perché si è fatto Agnello. Il bastone del Pastore è as-sociato al legno della Croce. La sua voce che chiama le pecore è associato al silenzio dell'Agnello, muto, che non apre la sua bocca, mentre viene immolato per noi. Il messaggio centrale è dato dai primi due versetti: “Le mie pecore ascoltano la mia voce. Io do loro la vita eterna”. Gesù è in contrasto con i Giudei che ancora non vogliono credere e invita a fare una scelta: se non credete, vuol dire che non siete mie pecore. Ci sono tre verbi che caratterizzano il rapporto pastore-pecore: le pecore ascoltano la voce, il pastore le conosce, le pecore lo seguono. Ogni giorno siamo sommersi e sol-lecitati da tante voci. Anzi, spesso le voci diventano brusio, rumo-re, confusione. Le nostre orecchie, senza volerlo, sono toccate da tanti suoni. Eppure sappiamo riconoscere le voci diverse, quelle di coloro che amiamo. Addirittura capiamo quali sono i loro senti-menti dai toni della voce, dalle pause, dalla forza o dalla tenerezza delle parole. Voci... che riconosciamo perché sono di persone che ci conoscono. Nel Vangelo di Giovanni più volte si parla della “voce”: la “voce dello Sposo” riconosciuta dall'amico dello sposo, Giovanni Battista. E poi la voce di Gesù che richiama alla vita l'a-mico Lazzaro. Gli uomini possono riconoscere la voce del pastore e seguirlo, perché è la Voce di un amico che li ama. Gesù li cono-sce, ci conosce. Il verbo “conoscere” nella Bibbia è frutto di una “esperienza”, una presenza che si rivela nell'amore. Gesù è l'unico a conoscerci fino in fondo perché ci ha amati sino alla fine... Lui ha fatto esperienza della nostra umanità, “immergendosi” pienamente nella nostra vita. È vero Pastore perché si è fatto ultimo, si è fatto Agnello. È vero Pastore perché è morto per donarci la vita. A noi non resta altro che seguirlo! (.
(don Mauro)
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