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Parrocchia Sacra Famiglia Ferrara

XXXII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO. ANNO A.

Dal Vangelo secondo Matteo. Mt 25, 1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini. Cinque erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

...Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». 


LA SAGGEZZA DI CHI ATTENDE LO SPOSO

La parabola delle dieci fanciulle di questa domenica fa parte del grande discorso escatologico che riguarda la fine dei tempi. Lo scopo della parabola è duplice: mantenere viva la certezza del ritor-no del Signore e suggerire come comportarsi nel tempo dell'attesa. Anche i pericoli possibili sono due: vivere un'attesa impaziente che dimentica gli impegni nel mondo (l'attesa diventa evasione), oppu-re immergersi nell'impegno a tal punto che esso diventa distrazio-ne. La parabola insegna che bisogna essere pronti a ogni evenien-za, anche al ritardo. Né calcolare il ritorno (per poi approfittarne), né rimanere delusi. Il pericolo è di darsi “alla follia” perché il Si-gnore ritarda, oppure di non avere la pazienza di attendere il suo ritorno. L'attesa può essere lunga, ma la tensione dell'animo non deve mai affievolirsi. In fondo, non è la vicinanza o la lontananza della fine che rende importante il tempo. Il tempo è importante perché ogni istante è decisivo. Delle dieci fanciulle, che attendono l'arrivo dello sposo, cinque sono dette stolte e cinque sagge. Mat-teo ha già uniti insieme questi due aggettivi nella parabola delle due case, quella costruita sulla sabbia e quella costruita sulla roccia (6,24-27): è saggio l'uomo avveduto che costruisce la sua casa sulla roccia, chi ascolta la «parola» e la mette in pratica. Si noti come l'ascolto sia comune allo stolto e al saggio: che li diversifica è la pratica. La saggezza non è soprattutto una conoscenza, una teoria, ma un'impostazione della vita. “Sapienza” viene dal latino “sàpere” che vuol dire gustare, trovare, percepire il gusto delle cose. Da un punto di vista cristiano, è saggio chi ha sviluppato un gusto per le cose di Dio, chi vive la vita cristiana, prega, legge la Parola di Dio non per dovere, ma perché ama farlo, perché ha scoperto che si tratta di un cibo che non solo nutre, ma piace e dà gioia. La sapien-za, fondamentalmente, è un dono che viene da Dio. La sapienza deve essere «cercata» e «desiderata», vuole essere anche amata, per lei bisogna «alzarsi di buon mattino», e su di essa occorre riflettere e vegliare. Ma tuttavia è un dono: «previene» chi la desidera, «essa stessa va in cerca di quanti sono degni di lei». È significativo anche un altro tratto della parabola, cioè l'impossibilità di avere in extre-mis l'olio necessario. L'incontro col Signore va preparato prima. Non è cosa che si possa rimediare all'ultimo momento. La furbizia di chi pensa di cavarsela all'ultimo momento non serve. (don Mauro)

 
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