Get Adobe Flash player
Home

Parrocchia Sacra Famiglia Ferrara

 QUARTA SETTIMANA DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Giovanni (10, 11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


PECORELLE AMATE

Quante volte abbiamo sperimentato l‟impressione di non importa-re a nessuno? Gesù vuol far capire ai suoi discepoli, e a noi, che per lui invece siamo importanti al punto che per noi ha dato la sua vita. La relazione tra Gesù pastore e noi sue pecore ha l'esemplare nel rapporto tra il Figlio e il Padre: una relazione d'amore e di co-noscenza profonda, più forte di qualsiasi cosa! È una conoscenza che porta Gesù a dare la vita non perché le pecore lo meritino, ma perché sono scappate dal recinto e si son fatte nemiche del pasto-re, fino a metterlo a morte! C'è un amore più grande di questo? Tutto quello che il Signore vive col popolo d'Israele si dilata nella relazione e nella salvezza che, nel Figlio, Dio stabilisce con tutta l'umanità. L'amore salverà non perché le pecore sono buone, ma perché lo è il pastore che dà la vita per loro. Il vero pastore ama intensamente le sue pecore. Questo amore lo fa “buono”, anzi “bello” e forte così da poter vincere il lupo che è il Serpente anti-co, il nemico di Dio e dell'uomo. Io sono il buon Pastore, il pasto-re definitivo promesso da Dio alla discendenza di Davide, il Messia che regnerà dando la vita per le pecore, perché Gesù ama l'u-manità. “Il mercenario” invece, non si espone al pericolo per sal-vare il gregge che non è suo. I capi d'Israele si sono comportati da mercenari, come ladri e briganti, come lupi che sbranano; per que-sto Dio strapperà loro di bocca le sue pecore. Anche quelle che non sono del recinto ebraico: tutta l'umanità diventerà un solo gregge sotto l'unico vero pastore Gesù. E‟ bello, a questo punto, ricordare la bella riflessione di Padre Turoldo sul “buon pastore”: “Un pastore. Uomo della solitudine e del silenzio; un uomo che veglia giorno e notte a difesa da mercenari e ladri, per amore dei suoi agnelli. (...) Sempre assorto in calmi e infiniti pensieri; forse ultimo esemplare di una civiltà lonta-nissima: una civiltà fatta di contemplazione, di senso dell'eterno; e quindi di una civiltà che garantiva tutta una realtà di vita: la tenuta degli affetti, la consistenza delle promesse, il peso delle parole, la resistenza degli amori... Dio non poteva non paragonarsi a un pastore. Noi abbiamo un pastore che non solo si accontenta di aspettare che le pecore tornino da sole o che altri le ricon-ducano all'ovile, ma... si avventura alla ricerca del suo bene perduto... Così è la vita del pastore innamorato, che già sente nelle sue carni gli artigli delle fiere e gli pare di udire l'urlo del lupo. Riusciremo mai noi a penetrare dentro il cuore di un simile Dio? Riusciremo a capire come Dio ama?”. (don Mauro)
 


Foglio di collegamento