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Parrocchia Sacra Famiglia Ferrara

 IX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO
SOLENNITA' DEL CORPO E DEL SANGUE DI CRISTO



Dal Vangelo secondo Marco(14, 12-16. 22-26.)

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


QUESTO E' IL MIO CORPO, QUESTO E' IL MIO SANGUE

La festa di oggi, il Corpus Domini, è dedicata alla contemplazione del Mistero Eucaristico. Siamo davanti al più grande gesto d'amore che quotidianamente si ripete da 2000 anni a questa parte. Questo segno profondo dell'amore Divino ci fa intravedere quanto è sconfinato l'amore di Dio per noi, da sempre, ma in modo molto sorprendente da quella sera della cena di Pasqua, “Ultima Cena” di Gesù. Mentre Giuda complottava per il tradimento e si consuma-va la corruzione dei capi dei sacerdoti e degli scribi, due discepoli preparano la Pasqua come fosse un atto liturgico. I capi del popo-lo vogliono eliminare Gesù, ma la storia è nelle mani di Dio; anche le nostre storie, con tutte le loro contraddizioni ed errori, sono “dentro” l'unica storia della salvezza. Dio risponde al tradimento dell'uomo con il supremo dono di se stesso. La preparazione della cena pasquale è descritta nel Vangelo secondo l'antica tradizione d'Israele in un ambiente interno alle mura; ma irrompe l'assoluta “novità” della storia di Dio. È una Pasqua come tutte le altre, ep-pure è la “vera” Pasqua della quale tutte le altre erano solo profe-zia. Sembra che molti decidano in segreto il corso degli eventi; in realtà è Gesù che dirige i gesti e prepara la Pasqua con parole e segni che lo mostrano Signore. Pasqua è un sacrificio capovol-to. Tutte le religioni prevedono l'offerta di sacrifici alle divinità. Anche Israele aveva conosciuto una lunga strada di liturgie sacrifi-cali. Ora il velo si apre: non è l'uomo che offre a Dio, ma Dio of-fre se stesso per la salvezza dell'uomo. L'agnello della Pasqua ebraica era vero agnello, l'Agnello di Dio, Gesù. In Lui, Dio ha preso la carne dell'uomo e nell'ultima cena si capisce il perché: “Prendete, questo è il mio corpo”. Il pane spezzato mostra il sacri-ficio di Gesù e la sua morte sulla croce e il vino è segno del sangue di Dio versato per la salvezza di tutti. Il patto di Mosè s'infran-se, come le tavole della legge, dinanzi al vitello d'oro; la nuova Al-leanza non può essere spezzata da nessuno perché non dipende dalla fedeltà del popolo ma è collegata a quella di Dio. Il sangue di Gesù è versato “per molti”, un'espressione ebraica che significa “la moltitudine” e, comunque, esprime la volontà salvifica univer-sale. E questa Cena diventa il principio morale di tutta la vita uma-na perché illumina l'insegnamento di Gesù che raccoglie tutte le leggi nell'unico comandamento dell'amore.
(don Mauro)

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