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Parrocchia Sacra Famiglia Ferrara

Vangelo di Giovanni
(10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me… per loro io do la mia vita».

  
PECORELLE AMATE

Quante volte abbiamo sperimentato l’impressione di non importare a nessuno? Gesù vuol far capire ai suoi discepoli, e a noi, che per lui invece siamo importanti al punto che per noi ha dato la sua vita. La relazione tra Gesù pastore e noi sue pecore ha l'esemplare nel rapporto tra il Figlio e il Padre: una relazione d'amore e di conoscenza profonda, più forte di qualsiasi cosa! È una conoscenza che porta Gesù a dare la vita non perché le pecore lo meritino, ma proprio perché sono scappate dal recinto e si son fatte nemiche del pastore, fino a metterlo a morte! C'è un amore più grande di questo? Tutto quello che il Signore vive col popolo d'Israele si dilata nella relazione e nella salvezza che, nel Figlio, Dio stabilisce con tutta l'umanità. L'amore salverà non perché le pecore sono buone, ma perché lo è il pastore che dà la vita per loro. Il vero pastore ama intensamente le sue pecore. Questo amore lo fa “buono”, anzi “bello” e forte così da poter vincere il lupo che è il Serpente antico, il nemico di Dio e dell'uomo. Io sono il buon Pastore, il pastore definitivo promesso da Dio alla discendenza di Davide, il Messia che regnerà dando la vita per le pecore, perché Gesù ama l'umanità. “Il mercenario” invece, non si espone al pericolo per salvare il gregge che non è suo. I capi d'Israele si sono comportati da mercenari, come ladri e briganti, come lupi che sbranano; per questo Dio strapperà loro di bocca le sue pecore. Anche quelle che non sono del recinto ebraico: tutta l'umanità diventerà un solo gregge sotto l'unico vero pastore Gesù. E’ bello, a questo punto, ricordare la bella riflessione di Padre Turoldo sul “buon pastore”: “Un pastore. Uomo della solitudine e del silenzio; un uomo che veglia giorno e notte a difesa da mercenari e ladri, per amore dei suoi agnelli. (...) Sempre assorto in calmi e infiniti pensieri; forse ultimo esemplare di una civiltà lontanissima: una civiltà fatta di contemplazione, di senso dell'eterno; e quindi di una civiltà che garantiva tutta una realtà di vita: la tenuta degli affetti, la consistenza delle promesse, il peso delle parole, la resistenza degli amori... Dio non poteva non paragonarsi a un pastore. Noi abbiamo un pastore che non solo si accontenta di aspettare che tornino da sole o che altri le riconducano all'ovile, ma... si avventura alla ricerca del suo bene perduto... Così è la vita del pastore innamorato, che già sente nelle sue carni gli artigli delle fiere e gli pare di udire l'urlo del lupo. Riusciremo mai noi a penetrare dentro il cuore di un simile Dio? Riusciremo a capire come Dio ama?”. (don Mauro)

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