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Parrocchia Sacra Famiglia Ferrara

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 Attenzione: da domenica 26 ottobre la messa pomeridiana sarà celebrata alle ore 17:30


N.B. In segreteria sono aperte le iscrizioni per il Pellegrinaggio a Parma del 3 dicembre 2014 

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Dal  Vangelo di  Matteo 25, 14-30

Gesù disse:  «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno. Colui che aveva ricevuto cinque andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro». 
 
   

L’AMORE RADDOPPIA, LA PAURA SOTTERRA

Ancora una volta Gesù racconta una parabola per descriverci il Regno dei cieli. La parabola di questa Domenica, quella dei talenti, ci dice che il Regno dei cieli è un dono, ma è anche una responsabilità. Il talento non era una moneta, ma solo una unità di conto. Indicava un valore molto grande, come enorme è il tesoro lasciatoci da Gesù. A chi più, a chi meno, nessuno escluso! Quello che importa è che il servo corra "subito ad impiegarlo" perché il talento ha in se stesso potenza ed efficacia. Il talento è l'amore di Dio, è Dio stesso che ci ama e ci fa capaci di amore, la sola potenza in grado di salvare questo mondo. Se il talento è l'amore, il male è nasconderlo, oscurarlo, sottrarlo allo scambio. L'immagine dei talenti indica una vita impegnata a moltiplicare il dono che ci viene consegnato. Proprio questa consegna richiama la piena responsabilità che ognuno ha del dono ricevuto allo scopo finale di "entrare nella gioia del tuo padrone": entrare nel Regno di Dio è entrare nella gioia! Alla piccola fedeltà dei servi corrisponde la grande gioia della vita nel Regno di Dio. Il Regno dei cieli è un tesoro che Dio ha messo nelle nostre mani; il nostro rapporto con Lui è il rovescio del timore servile che cerca rifugio contro Dio stesso in una sterile osservanza dei suoi comandamenti. Se il dono è l'amore, l'amore è anche il contraccambio, è il Vangelo tradotto in opere, con generosità e libertà. Se il Vangelo non passa da vita a vita, da cuore a cuore, resta sterile. Il dono dei talenti che Dio ci ha dato è un atto di fiducia nelle nostre capacità e nella nostra volontà. Senza mai arrendersi, sull'esempio del Signore che è capace persino di mietere dove non aveva seminato e raccogliere dove non aveva sparso. Dio sa trarre il bene anche dal male e vuole che i suoi servi siano come lui. Il premio, espresso nel raddoppio dei talenti e nella partecipazione alla gioia del Signore, richiama la comunione di vita con Cristo. La pena è l'esclusione da questa intimità. Fuori dalla sala delle nozze c'è la condanna all'oscurità, al freddo, al pianto. La paura è il contrario della fede come la pigrizia lo è dell'impegno. Anche l'immagine di Dio è deformata dalla paura che paralizza l'iniziativa dell'uomo e gli impedisce di darsi da fare, nel presente, con costanza e buona volontà, sapendo anche ricominciare dopo gli errori e i fallimenti. La vita non ci è stata donata per non fare del male, ma per fare il bene! (don Mauro)

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